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I drammi della città

Sono reduce di una di quelle giornate che andrebbero cancellate definitivamente dai ricordi più assoluti di qualunque essere vivente al mondo. Mi sono alzata tardi, sono uscita di casa per andare a lavoro in fretta e furia e una colonna di coda in superstrada mi ha fatto arrivare in un ritardo clamoroso. Per colpa del poco tempo a disposizione mi sono anche scordata di portare a riparare il tapirulan elettrico, che , utilizzo quasi tutti i giorni, ma che proprio ieri ha deciso di abbandonarmi. Un classico!

Dopo la ramanzina dei miei superiori, soprattutto perché io sono un po’ recidiva e ultimamente è capitato spesso di far tardi, mi sono messa a lavorare cercando di essere il più produttivo possibile. Stanca e distrutta, al ritorno a casa, dovevo fermami in centro per fare delle commissioni, purtroppo, anche al centro commerciale dove dovevo passare a ritirare dei vestiti in lavanderia.

Una tragedia. Il traffico della mattina triplicato, tutti avevano avuto la mia stessa idea, quella di uscire al centro commerciale, dove sembrava di essere all’inferno. Clacson che suonavano a destra e a sinistra, persone arrabbiate che urlavano dal finestrino, il caos più totale direzionato verso il degenero più assoluto.

Questa città sta impazzendo, qualche tempo fa la tranquillità regnava sovrana, poi hanno iniziato a cambiare la viabilità e a costruire centri commerciali, e il danno era fatto. Orde e orde di persone coi nervi a fior di pelle, rigettate su viuzzole ristrette per i continui lavori di manutenzione (o di costruzione) alla strada, desiderose soltanto di tornarsene a casa a un orario umano o almeno plausibile.