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Tecnologizziamoci

Ho deciso di buttare via la scopa e la paletta, ma quasi quasi anche l’aspirapolvere. Tutte le mie amiche odiano stirare o lavare i piatti, io odio dover pulire per terra. Ho un gattone di due anni, si chiama Paolo ed è la mia ombra, è come se fosse il mio bambino pelosotto.

L’ho trovato che aveva 25 giorni a volerci stare larghi, praticamente tutti i veterinari lo davano per spacciato, addirittura mi hanno consigliato di farlo sopprimere, ché tanto non aveva speranza. Tzè!

Ora è un ragazzone di 6 kg, completamente bianco con una macchiolina nera sulla testa. Perché si chiama Paolo? Perché quando l’ho visto per terra davanti casa mia, stavo fumando una sigaretta sul balcone e leggevo l’oroscopo di Paolo Fox sull’applicazione che ho nello smartphone.

Da lì ho deciso di battezzarlo col nome di colui che tutti i giorni mi allieta la giornata, o me la gufa pesantemente.

E’ un europeo domestico con il pelo che sembra corto, ma che in realtà non lo è. È lungo, ne perde in quantità industriali e dovrei sempre stare in terra a spazzare per eliminare tutti i suoi peli – che mi ritrovo ovunque, anche nel piatto mentre mangio nonostante lui se ne stia buono sul divano.

I vestiti neri sono un privilegio raro, per me, ormai: praticamente vestirmi di nero sarebbe come vestirmi di bianco, quindi ho deciso di cambiare rotta e assecondare questo bisogno.

Voglio prendermi un robot aspirapolvere di quelli che fanno tutto da soli, partono, puliscono, ritornano.

Tutto, non voglio più fare niente di tutto ciò che ho sempre dovuto fare mille volte nella stessa giornata.

Spero che Paolo lo accolga bene in famiglia, senza distruggermi niente per la paura o senza distruggere il robottino per l’odio nei suoi confronti. È pur sempre un gatto, tutti sappiamo come sono fatti i gatti!